
San Francesco d’Assisi è la figura la più vicina a Gesù nella storia della cristianità, è universalmente conosciuto come la più umile e la più grande.
Ha compiuto nella sua breve vita una autentica rivoluzione avvicinando il popolo al vangelo, creando un ordine monacale più coerente agli insegnamenti di Cristo.
La sua rivoluzione fu anche la comunicazione sociale attraverso la rappresentazione visiva, figurativa della religione con l’intento di “far vedere per far capire”. Infatti ispirò nei secoli successivi da Cimabue e Giotto fino ai giorni nostri intere generazioni di artisti che nel rappresentarlo e ricordarlo scelsero il racconto figurativo.
Un monumento dedicato a lui infatti deve essere a mio parere una rappresentazione di una sua azione, carica di pathos, energia senza troppe simbologie annesse o virtuosismi compositivi. Nella semplicità deve trasmettere il significato della sua azione.
Il luogo a cui deve essere destinato nella piana di Piandarca, tradizionalmente famosa per la predica agli uccelli, è fermo nel tempo ed è rimasto pressoché immutato nei secoli. Per questo motivo l’inserimento di una scultura deve rimanere il più naturale possibile. La figura di San Francesco deve emanare vitalità riportando la sua azione, in questo caso la predica agli uccelli
Ho pensato a San Francesco in piena estasi che in punta di piedi accompagna in volo due uccelli. Come se in quel momento perdesse la fisicità sfidando la forza di gravità si sollevasse da terra dando allo stormo il via per dirigersi verso quattro punti cardinali.
Il messaggio attraverso la rappresentazione storica è molto chiaro: gli uccelli diventano il mezzo per comunicare a Dio e viatico per diffondere il messaggio evangelico dell’amore al mondo.
Le braccia rivolte verso l’alto sono l’abbraccio simbolico a tutto il creato e l’allodola sulla estremità della mano destra sembra comprendere il significato pronta al volo verso l’azzurro del cielo. Un altro uccello sfiora la veste.
Nelle “sorelle” allodole Francesco scorgeva un esempio di semplicità e umiltà per se e per i sui frati. La presenza delle allodole ha accompagnato due momenti significativi della sua vita: la predica di Piandarca e il momento della morte del santo in cui uno stormo venne a posarsi sulla capanna quasi per rendere omaggio al “Giullare di Dio” e accompagnandolo nell’ultimo viaggio con i propri canti.
Il titolo del opera : …ANDATE E RIEMPITE IL CIELO DI CANTI…



