Dalla terra al cielo – altare in marmo

Altare in marmo rosa di Portogallo istallato a Piandarca di Cannare (PG)

Progettare un altare nel sito della predica agli uccelli è pensare a quanto può significare quel luogo dal punto di vista francescano.

A suoi frati insegnava l’elevazione delle creature al Creatore per mezzo delle stelle, del cielo, dell’acqua e del sole.
San Francesco amava tutte le creature di Dio fino a rivolgersi a loro chiamandole fratelli e sorelle. Nella sua predica è fondamentale il riconoscimento dell’Assoluto attraverso gli elementi naturali sia animati che inanimati. Tutti devono lodare Dio. A Piandarca si manifestò proprio questo, davanti a San Francesco dopo la sua predica gli uccelli prendono il volo per cantare la gloria a Dio.
Ho pensato ad una pietra sbozzata estratta da una cava che prende vita dal suo interno: una scanalatura da cui alcuni uccelli si librano in cielo. E’ come se nascessero dalla roccia e si staccassero per dirigersi verso la luce. Proprio come un allegoria alla preghiera che da un testo diventa messaggio rivolto a Dio. Il volo che ha origine da una breccia scolpita nella pietra si dirige in piena libertà verso l’alto come un’energia che unisce il fisico al metafisico, da un punto 0 all’infinito.
Anche la pietra nasconde la sua storia e diventa un punto di partenza, di riferimento, di ricordo.
I quattro uccelli, come quattro evangelisti, quattro stagioni, quattro elementi rappresentano le forze fisiche della terra che sembrano sollevare il banco dell’altare e lo spingono verso il cielo.
Si crea cosi una simbologia dell’incontro di Francesco con le piccole creature di Piandarca: un inno alla natura, al creato di Dio, un ponte ideale tra la terra e il cielo. Il titolo dell’opera : DALLA TERRA AL CIELO

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La Metamorfosi della Fenice – Monumento dedicato allo Scoppio di Falconara

 

La Metamorfosi della Fenice – Centenario dello Scoppio di Falconara – San Terenzo – Lerici (SP)

L’Araba Fenice è un uccello mitologico simbolo dei cicli di “morte e rinascita” naturali ed evolutivi, infatti è per mezzo di questi cicli che la natura e l’uomo si evolvono e continuano la loro esistenza. Fenice deriva dal greco Phòinix, che significa “purpureo” ovvero di colore rosso porpora, poiché nelle tradizioni dei miti antichi spesso la fenice veniva rappresentata come un uccello infuocato.
L’aggettivo Araba indica la provenienza dell’animale mitologico, poiché il primo in occidente a citarla è Erodoto, il quale asserisce che l’Araba Fenice proviene dall’Egitto.
Il mito dell’Araba Fenice quindi arriva in occidente dall’antico Egitto, che in quelle terre era conosciuta con il nome di Bennu.
La Fenice Bennu è connessa alla ciclicità della vita, come morte e resurrezione quindi all’eternità dello spirito. Nell’antico Egitto aveva le sembianze di un passero inizialmente e poi di un airone cenerino. La troviamo nella cultura ellenica e in molte altre culture dove ha lo stesso significato solo con nomi e descrizioni diverse, ad esempio nell’ebraismo è chiamata Milcham.

L’Araba Fenice è un simbolo e come tale viene raffigurato, narrato e rappresentato in base alla collocazione geografica-storico-culturale, ciò che rimane costante è quello che rappresenta, ovvero l’immortalità dello spirito ma anche tutte le morti e le rinascite che l’uomo compie in vita, dando così una possibilità all’evoluzione di esso.
Infatti la Fenice rinasce dalle proprie ceneri, le quali formatesi dall’esplosione di essa contengono o l’uovo che la rigenera o lei stessa.

Questa sua particolarità è diventata anche un modo di dire “rinascere dalla proprie ceneri”, ad indicare un periodo difficile ed infausto della vita, che grazie ad esso l’individuo si forgia per rinascere più forte di prima.
Il simbolo della Fenice lo collego al concetto della resilienza. Un termine che con l’apparsa del virus SARS-CoV-19 si è risentito ovunque. Questa parola viene applicata ai vari settori. Dalla psicologia all’ecologia.

La resilienza psicologica è la capacità umana di affrontare con successo un evento molto stressante o traumatico, uscendone rinforzati.

Nell’ecologia con il concetto di resilienza si vuole indicare la capacità di un sistema ecologico di ritornare allo stato iniziale dopo aver subito modificazioni o perturbazioni.
Lo scoppio della Polveriera della Falconara avvenne il 28 settembre 1922 e provocò la distruzione del deposito, la morte di circa 150 persone e centinaia feriti. L’enorme onda d’urto dell’esplosione travolse non solo i circostanti uliveti ma anche le località di San Terenzo, Lerici, Pitelli, Pertusola, Muggiano, Pugliola causando enormi danni. L’intera collina esplose e diventò un “cratere” spoglio di vegetazione.
La macchina dei soccorsi, ai quali presero parte sia gli uomini della Regia Marina di stanza alla Spezia, sia le varie pubbliche assistenze dei paesi vicini, si mosse immediatamente. Nei giorni seguenti si moltiplicarono i gesti di solidarietà da parte delle varie città italiane verso la popolazione civile colpita dalla sciagura. La gente di questo territorio non si arrendesse e ha cominciato la ricostruzione.

Al giorno d’oggi, dopo quasi 100 anni, Falconara è tornata ad essere un luogo di grande bellezza grazie allo spirito resiliente degli uomini e della natura. La vegetazione, in parte guidata dall’uomo, si è riappropriata di questo “cratere”.

La macchia mediterranea e gli ulivi hanno fatto di questo posto il luogo dove trovare la pace, ricongiungersi con se stessi. Con la costruzione del campo sportivo l’area si anima ancora di più, una vera metamorfosi dello spazio, che un tempo era militare in un luogo di gioco di squadra fruibile e condiviso da tutti.
Per l’opera d’arte destinata a questa area ho pensato alla Fenice che si presenta come in continua muta. La sua forma è “congelata” nell’istante in cui si trasforma in un albero d’ulivo, albero simbolo della pace e rinascita. La sua metamorfosi non è ancora compiuta, solo la sua ala sinistra ha preso la forma dell’albero. E’ la metafora delle possibilità di crescita che questa area “rinata” offre.

La figura mitologica sarà realizzata in bronzo con la tecnica a “cera persa”. Le sue forme svettanti si ergono dalla base con l’ala destra spiegata e l’estremità staglianti verso il cielo.
La sagoma è contraddistinta dalla dinamicità delle linee e volumi che diventano vettore di forza fondendosi nel movimento dei rami che si aprono ad arco nella parte superiore.
La metamorfosi si completa nella similitudine della stilizzazione delle piume con quella dei rami dell’albero piegati dal vento.

La patina della scultura parte con effetti rossastri della Fenice per raggiungere le tonalità più dorate dell’ulivo e crea il punto focale dell’azione: una metamorfosi in volo dalla fisicità della materia alla luminosità dei rami e foglie.

L’arte può aiutare ad evocare fatti storici e trasmettere significati attraverso simbologie.

E’ fondamentale che sia vitale in tutti i suoi aspetti superando il limite temporale, rimanendo sempre attuale.
Il mito in questione, che rappresenta il concetto di resilienza, è più attuale che mai. Il riscatto e la rinascita della tragedia di Falconara possono essere presi da esempio.
Questa zona è “rinata dalle proprie ceneri” come l’Araba Fenice, più forte e più bella

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FRANCOBOLLO COMMEMORATIVO

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San Francesco a Piandarca -progetto del santuario all’aperto

Sono onorato di poter presentare il progetto di una scultura bronzea di San Francesco e un altare marmoreo così carico di significati .

Innanzitutto vorrei brevemente partire dall’inizio di tutto il percorso compiuto fino ad oggi. Già dalla prima lettura del bando del concorso l’idea di partecipare mi ha affascinato immediatamente in quanto si trattava di creare un area sacra all’aperto nel luogo dove San Francesco si mise a predicare agli uccelli. Attualmente poco distante da quel sito si trova una pietra dove sorgeva l’albero legato all’evento. Quindi il progetto è nato per dare più risalto ed evocare quel momento mistico, unico nella storia della cristianità. Ho immaginato una figura esile con le braccia tese verso l’alto che in punta di piedi sembra levitare da terra e accompagnare il volo di due allodole.

L’intento è rappresentare il momento della vita del Santo in completa estasi nei confronti del creato e di Dio, dove anche le creature più piccole diventano un mezzo per comunicare con l’Assoluto e diffondere simbolicamente il messaggio evangelico nel mondo.

La scultura sarà in bronzo a grandezza naturale e poggerà su un plinto interrato in modo che il suo posizionamento sia più naturale possibile. In questo modo la statua è in diretto contatto con la natura fuori dall’iconografia tradizionale diventando espressamente la simbologia dell’incontro tra terra e cielo. La torsione, lo svolazzo della veste, lo sfioro delle ali dell’allodola in primo piano e il contatto tra la seconda con la mano destra, diventano elementi importanti per focalizzare la spiritualità di San Francesco. Nel progetto la “leggerezza” di questo movimento l’ho contrapposta all’altare concepito come un monolite marmoreo dove altre figure abbozzate di uccelli sembrano liberarsi dalla materia. I progetti furono scelti come vincitori del concorso alla fine del 2017 ed ora attendano solo di essere realizzati.

L’arte nella storia ha sempre rappresentato l’evoluzione della civiltà, le emozioni di ogni fase attraverso i secoli ricordando fatti e protagonisti. Ora rappresentare il Patrono d’Italia, una delle figure più vicine all’esempio di Gesù, in un contesto storico della pandemia che stiamo vivendo diventa ancora più significativo. E’ come se la vita ricominciasse con la più alta preghiera a Cristo, con il desiderio di rispettare e amare la Terra e le sue creature.

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Guardia Costiera monumento dello scultore pavese

Energia Emergente – monumento dedicato alla Guardia Costiera di Livorno

Progettare un’opera d’arte che possa rappresentare il Corpo nazionale della Guardia Costiera è estremamente complesso in quanto la tematica racchiude più aspetti, da quelli simbolici a quelli legati all’attualità.

La Guardia Costiera storicamente è l’erede delle antiche magistrature del mare, alle quali era stata affidata l’amministrazione e la cura dei porti. E’ stata istituita a Firenze, capitale del Regno d’Italia, nel 1865. Con il secolo scorso, l’odierno Corpo, ha tolto la toga della Magistratura speciale marittima. E’ diventato operativo regolando l’utilizzazione dei porti e delle spiagge, tutelando i commerci marittimi e vigilando su tutte le attività che si svolgono nel mare. La sua gestione copre in questo modo vari compiti da quelli amministrativi tecnici a quelli legati alla sicurezza di navigazione, fino alla salvaguardia della vita umana in mare.

Quest’ultimo è forse il compito più complesso e rappresenta al meglio il loro impegno civile e umano.
Il Corpo non a caso compare spesso come protagonista nelle cronache attuali e di storia recente: come il salvataggio di migliaia di persone in seguito al naufragio della Costa Concordia, il recupero dei naufraghi, il soccorso dei rifugiati che arrivano sulle nostre coste alla ricerca della salvezza da carestie, guerre e soprusi di ogni genere.

Un monumento che esprime tutto questo non deve limitarsi ad un fatto, magari legato al territorio a cui è destinato, ma rappresentare il più possibile l’intera tematica legata alla Guardia Costiera.

Il mio progetto, in questo modo parte dal logo che è, nella sua sobrietà, molto significativo. Racchiude in una geometria semplice il tricolore e l’ancora, che insieme diventano denominatore comune di tutte le imbarcazioni e le attività marittime nel territorio Nazionale.

Ho pensato ad una metamorfosi allegorica del logo che diventa prua di una nave e vettore di raffigurazioni simboliche legate all’aspetto umano del Corpo e quello tecnico dei mezzi di pronto intervento.

Il monumento descrive il lato anteriore e posteriore di una istallazione scultorea composta da una struttura verticale a forma di prua con due altorilievi raffiguranti la sintesi dei mezzi della Guardia Costiera, e il soccorso di un naufrago.

Il complesso scultoreo prevede l’utilizzo di tre materiali come i tre colori che compongono la nostra bandiera.

Il marmo bianco di Carrara, per la struttura bifrontale a prua e le onde poste sulla base della composizione. Il bronzo per gli altorilievi e l’acciaio corten su i pannelli del lato posteriore.
Il prospetto principale descrive una superficie scandita da due pannelli. Quest’ultimi hanno la profondità e lavorazioni differenti in coerenza con la grafica del simbolo come se attraverso la sua lettura si materializzasse in oggetto reale.
Le onde modellate in marmo bianco di Carrara sono in altorilievo. Occupano la parte inferiore dell’installazione scultorea, fungendo da elementi di continuità tra la verticalità delle sculture a pannelli e la recinzione della caserma di via Zambelli, su cui è collocata. Inoltre, il plasticismo irregolare delle superfici si contrappone alla regolarità dei pannelli marmorei che innescano dinamismo.

Il monumento si sviluppa come un libro e si apre ad altre immagini.

Il primo altorilievo bronzeo è montato sulla parete marmorizzata e rappresenta un’azione di pronto intervento. Motovedetta e un elicottero dal punto di vista compositivo, seguono il movimento delle forme scolpite in marmo.

L’altro altorilievo, anch’esso realizzato in bronzo, rappresenta un’azione di salvataggio di un naufrago. E’ come il racconto di una cronaca che ha l’intento di descrivere il coraggio e lo spirito di abnegazione di uomini di mare pronti a salvaguardare la vita di tutti. Lo fanno al di là di eroismi, ma ligi al proprio dovere seguendo alla lettera il motto del Corpo “Omnia vincit animus”. Questa frase, è incisa sul pannello in acciaio corten nel lato posteriore del monumento.

Il logo della Guardia Costiera, ovvero l’ancora, è ricavata da scanalature su ambi i lati della prua marmorea.

 

Guarda le fasi di realizzazione

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scultore Pavia

“venti mesi per la libertà” – monumento dedicato alla Resistenza

 

Rappresentare un monumento alla resistenza in una composizione non è affatto scontato.

La Resistenza è stata per l’Italia risolutiva in un momento drammatico di una guerra distruttiva e ingiusta.

Il movimento di liberazione è stato compiuto come nel Risorgimento da uomini e donne volontarie con l’unico scopo di contrastare l’oppressione dei nazifascisti.

Per questo motivo erigere un monumento che la rappresenti deve allontanarsi dalla retorica o da sintesi approssimative informali. Deve trasmettere quella energia che aiutò a capovolgere il destino di una guerra catastrofica.

L’obbiettivo della lotta partigiana fu la conquista della libertà e da questo concetto vorrei partire per sviluppare la mia proposta. Il monumento alla resistenza è l’unine di due elementi come il bronzo e l’acciaio. Quest’ultimi innescheranno un dualismo di forme differenti ma complementari come tra il figurativo e l’astratto, il positivo e il negativo.

La composizione sarà racchiusa in una forma triangolare a cuneo. Si presenta divisa da due pannelli in acciaio e un bassorilievo in bronzo. Il bronzo rappresenta una azione partigiana guidata e ispirata dal sentimento comune di conquista della libertà.

Le forme si fondono in un unica dinamica proiettata verso l’alto.

Da sinistra un pannello in acciaio corten deformato e forato volutamente e saldamente vincolato alla base in contrasto con il successivo che sembra elevarsi da terra. La matericità del primo è messa in risalto per rappresentare al meglio la cruda realtà del contesto storico che si vuole rappresentare. E’ come una quinta danneggiata che apre la scena stando in disparte ma chiudendo lo spazio compositivo. Il limite della cornice, infatti, incombe sui personaggi rappresentati nel bassorilievo tanto da sembrare rovine. La forma triangolare è il cuneo che spezza i limiti della scena fuoriuscendo per elevarsi verso l’alto.

I rilievi bronzei al centro raccontano un momento di guerriglia partigiana. Non identificano i volti o divise ma rappresentano quegli uomini che con il loro coraggio seppero affrontare, rischiando o perdendo la vita, le forze nazifasciste.

Solamente qualche oggetto bellico identifica la loro azione. Quest’ultima si fonde in linee e vettori proiettati al vertice rappresentato della figura allegorica stilizzata della Libertà. Essa emerge dalla superficie e con una mano sembra guidare il gruppo e con l’altra tiene la bandiera. Quest’ultima chiude a destra la composizione e sarà realizzata in corten per racchiudere la scultura in una forma a crisalide pronta alla metamorfosi da materia a spirito.

Il mio intento è evidenziare che questo momento storico pone le basi per la pace e democrazia ed è più attuale che mai. La guerra travolge, sfigura e soverchia tutto e tutti.

Quello che fecero i partigiani lo racconta la storia come un momento di cambiamento e trasformazione radicale. La metamorfosi tra azione bellica e sublimazione spirituale, conquista della libertà è il significato di tutta l’opera.
La figura della libertà viene riproposta nel lato posteriore dove emerge attraverso i rilievi di acciaio che partono da superfici materiche per convergere verso l’alto.

Il messaggio e il monito di questo monumento alla resistenza rivolto alle nuove generazioni è il superamento del concetto primitivo della guerra e della sopraffazione. Dalle rovine della II° guerra mondiale è germogliato il bisogno di vivere una società attraverso il rispetto morale reciproco senza pregiudizi ne politici, ne religiosi, ne di razza.

La libertà è di tutti, è stata conquistata duramente, conserviamola per sempre !

particolare dell'opera dello scultore di Pavia Antonio De Paoli

Sinergie Indotte – opera all’ ASPS Padre Odone Nicolini

“Sinergie Indotte” è un progetto realizzato al seguito del concorso nazionale indetto dal centro anziani Padre Odone Nicolini a Pieve di Bono.

Non è stato facile progettare un opera per centro anziani.

L’aumento dell’aspettativa della vita ha fatto grande notizie nei media ma, nel frattempo, non si è parlato abbastanza della “qualità di vita” della terza età. In effetti gli anziani, sia quelli autosufficienti che con le diverse problematiche legate allo stato di salute, spesso si trovano sempre più isolati.

Il progresso, la vita frenetica e costruzione di un nuovo nucleo famigliare fa scatenare dentro di ognuno l’ottica illusoria che ci fa vedere i nostri genitori sempre forti e indipendenti. Purtroppo non è così.

Con l’avanzamento dell’età i bisogni delle persone cambiano; la riduzione delle capacità motorie, cambiamento dell’aspetto, non sentirsi più “giovane” o le malattie fanno percepire di più la propria vulnerabilità. I famigliari non sempre riescono a percepire o far fronte di queste situazioni.

L’invecchiamento della popolazione rappresenta un fenomeno sociale in notevole aumento soprattutto nelle società occidentali. Nella società contemporanea si insinuano sempre più, nelle persone anziane, sentimenti di inquietudine e di timore verso un ambiente spesso ostile.

I fatti di cronaca su aggressioni e furti, le testimonianze da parte di vicini, familiari o amici, le stesse esperienze subite, minano l’equilibrio che faticosamente l’anziano tenta di costruirsi. Ciò facilita l’insorgenza di paure, angosce e smarrimenti verso un ambiente sociale non riconosciuto più come proprio.

Per le persone che si presentano in condizione di debolezza e di emarginazione per motivi fisici, psichici, economici (la cosiddetta utenza «debole») è molto difficile disporre di un’abitazione idonea alle proprie esigenze o di una idonea assistenza quotidiana.

In queste situazioni i centri che forniscono i servizi socio-sanitari e assistenziali diventano una realtà molto importante sia per l’anziano che per le famiglie che gli affidano i propri cari. Un aiuto rivolto soprattutto agli anziani. Aiuto per farli ritrovare la tranquillità e un proprio equilibrio. Importante  trovarsi in un ambiente sicuro e socievole sia per quanto riguarda la residenza presso un istituto che la frequentazione di accoglimento diurno.

E’ una mano che viene data alla persona che ne ha bisogno. Oppure è semplicemente un espressione di vicinanza fisica e spirituale che diventa anche scambio di emozioni.

Il mio progetto parte proprio da un intreccio di mani: tra una segnata dal tempo e altre due visibilmente più giovani che cercano il contatto.

La composizione in altorilievo che ho realizzato per il centro anziani è immersa in una atmosfera metafisica. E’ divisa in due fasce distinte ma comunicanti. Una è interna delineata da strutture geometriche. Altra invece è esterna caratterizzata da un campo prospettico.

Questa prima presenta la figura di un anziano seduto che campeggia in un spazio limitato da pannelli che formano una nicchia. La struttura ricorda una scatola apribile ed è l’allegoria alla dimensione in cui vive spesso l’anziano, che volontariamente si richiude ma facilmente si riapre se stimolato a vivere “una seconda giovinezza”.

Altra figura al centro rappresenta un giovane. Lui tende le proprie mani quasi ad invitare l’anziano ad uscire dalla struttura e varcare la dimensione proposta alla destra della composizione. Questa rappresenta la vita e l’esperienza dello stesso personaggio che quando ritrova se stesso può offrire ai più giovani i migliori consigli sulla vita.

Il ponte, o meglio la proiezione dello stesso in prospettiva, non è una citazione nietzcheana di “Cosi parlò Zarathustra” dove porta al superamento dell’entità umana verso il super uomo. E’ un collegamento tra il passato, il presente e il futuro.

La figura dell’anziano è una fonte di esperienze incredibili. Può fornire le basi per il futuro di tutti ed è sufficiente talvolta dargli la opportunità di essere la chiave per la crescita spirituale della società.

L’intreccio delle mani quindi non è solo un invito ad uscire dall’isolamento. Diventa un scambio di energie, quella fisica dal giovane e quella spirituale dal “vecchio maestro”. Infondo nell’antichità questa figura era venerata e ricopriva ruoli di comando nelle gerarchie.

Infine la proiezione del ponte si perde nella prospettiva verso un orizzonte libero da confini con un accenno di montagne stilizzate. Quest’ultima è un altra allegoria alla saggezza.

La mia proposta non vuole raccontare dei centri assistenziali ma dell’aiuto che si può offrire agli anziani rimasti soli e isolati. Solo attraverso la loro esperienza e saggezza si può migliorare il mondo evitando gli errori e orrori della storia.

 

 

 

 

 

 

sinergie indotte fasi di realizzazione

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Scultore Pavia

Giovanni Parisi – monumento ad un campione

Progettare un monumento è tentare di sublimare un pezzo di storia , restituirlo al presente e proiettarlo all’infinito.

Giovanni Parisi, campione del mondo e medaglia d’oro Olimpica, è stato un personaggio che ha segnato la storia della Boxe, un personaggio che dopo Benvenuti e Oliva ha raggiunto risultati straordinari e unici in Italia negli ultimi 50 anni.

Ricordarlo con un monumento è in qualche modo porlo come esempio per le future generazioni di pugili sottolineando gli aspetti umani, vitali e sportivi.

Dalla biografia di Giovanni Parisi emerge una figura di campione dal carattere generoso, testardo, idealista sempre desideroso di affrontare nuove sfide. Non basta ritrarlo in posa, sarebbe limitare l’immagine a un oggetto statico.
La scultura invece deve trasmettere forza e dinamismo e raccontare attraverso i particolari che la compongono più significati, restituendo un immagine vitale.

Il progetto prevede la raffigurazione tridimensionale in bronzo di Parisi in azione e l’interpretazione di una prima pagina della Gazzetta dello Sport su cui sono riprodotti i titoli dei suoi traguardi professionali.
Dalla pagina che è stata realizzata in acciaio Corten campeggia la sagoma del pugile ricavata al negativo da cui emerge la figura al positivo. Quest’ultima, in bronzo a cera persa, è a tuttotondo come se la figura vincolata alla cronaca del passato si materializzasse con forza nel presente, pronta per  nuovo match : la sfida contro il tempo che tende a metabolizzare i ricordi.

Il desiderio di emergere che ha accompagnato Giovanni Parisi per tutta la sua vita continuerà attraverso questo monumento sottolineando l’importanza che credendo nelle proprie forze i desideri si possono realizzare.

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istallazione dello scultore di Pavia Antonio De Paoli

Riflessi di Storia – istallazione scultorea a Saint Vincent

Installazione scultorea realizzata in seguito al concorso indetto dal Comune di Saint Vincent (AO) per opera d’arte da destinare alla Sala Consigliare del Comune 

Per il municipio di Saint Vincent ho creato un istallazione scultorea da terracotta refrattaria rosa al quarzo con Corten e vetrofusione per uno sviluppo in lunghezza di circa 9 m montata sulla parete interna della Sala, inclinata di 65°. E’ un grande bassorilievo che racconta, con le sue rappresentazioni simboliche, la storia di Saint Vincent attraverso l’acqua : dal1325 – inizio dello scavo del canale Ru Courtaud alla scoperta del abate Perret che nel 1770 trovò le particolarità benefiche dell’acqua della Fons Salutis, primo passo per la costruzione delle Terme.

Il complesso tridimensionale “taglia” longitudinalmente la parete e attraverso i riflessi del rilievo in vetrofusione rappresenta la dinamica dello scorrimento dell’acqua come l’inarrestabile procedere del tempo. La composizione è studiata dal punto di vista prospettico per inserire nel suo contesto la siluette del grosso lampadario in vetro di Murano già presente nella Sala. L’illusione che si è voluto dare è di una cascata che si riversa nel fiume in vetrofusione. Sui pannelli geometrici in Corten sono montati due bassorilievi in terracotta refrattaria rosa che raccontano i due avvenimenti della storia locale citati precedentemente.

 

istinto supremo

Istinto Supremo – monumento dedicato ai vigili del fuoco

Istallazione scultorea “Istinto Supremo” è stata realizzata a seguito di concorso indetto dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Il titolo di concorso era:  l’opera d’arte da destinare al nuovo Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Lodi.

L’imponente monumento dedicato ai vigili del fuoco di Lombardia è stato inaugurato il 6 giugno 2015 a Lodi all’interno della caserma. E’ un vero e proprio inno alla vita unito a un sentimento di ammirazione verso questo benemerito Corpo dello Stato.

Si deve premettere che le due figure in primo piano indossano due divise diverse. La scelta per sottolineare la continuità nel tempo della loro missione. Tra il 1941 quando avvenne la ufficializzazione del Corpo e i nostri giorni i mezzi sono assai diversi ma rimane lo stesso cuore. Opportunamente i veicoli storici saranno collocati sulla piattaforma della rampa posta dietro le sculture con forte impatto scenografico.

Lo scultore ha voluto descrivere il lavoro straordinario dei pompieri rendendo omaggio a coloro che con coraggio estremo hanno salvato centinaia di vite anche a costo della propria. Hanno spento migliaia di incendi e in vari modi soccorso le popolazioni. Crolli di edifici per bombardamenti, alluvioni e terremoti, rischi di annegamenti, gravi pericoli o incidenti stradali. E’ storia di tutti giorni…

La preghiera a Santa Barbara

,loro patrona, contiene una frase assai eloquente:”ove tutti fuggono io vado”. E’ un vigile del fuoco ventenne di Voghera, Davide Achilli, ha obbedito a tale comando morale. Ha donanto senza esitare la sua stessa vita per soccorrere un ferito strappandolo alle fiamme e a sicura morte. Venne poi travolto dal crollo di una muratura. Antonio De Paoli lo ha onorato progettando e realizzando il suo monumento nel Cimitero di Voghera. Achilli ha indubbiamente ispirato l’autore anche nell’ideazione e realizzazione di questo monumento dedicato ai vigili del fuoco.

L’opera non è certo accademica e nemmeno retorica. Unisce alla perizia nel modellato uno straordinario dinamismo legato alla profonda preparazione artistica dell’autore.  Esprime  anche la sua forte partecipazione emotiva nella rappresentazione dell’attimo drammatico del salvataggio di un uomo seppellito dalle macerie, di cui si vede solo una mano implorante aiuto.

La figura del pompiere che per salvare una vita vince il proprio istinto di sopravvivenza. Esso potrebbe a sua volta essere vittima. E’ l’emblematica dell’impegno spesso eroico che ciascun milite sa di dover affrontare ogni giorno. Le due mani congiunte sono il coronamento di due volontà parallele.

La costante tensione di colui che sotto sforzo ha deciso di essere più forte del fato avverso è talmente realistica nella sua plasticità da coinvolgere emotivamente lo spettatore. Al suo fianco il compagno in divisa storica impugna una lancia antincendio per spegnere gli ultimi focolai di un rogo.

A salvataggio avvenuto il gesto del soccorritore che è riuscito finalmente ad agganciare la mano della vittima completa la composizione.

Si tratta quindi di un’opera originale anche per la scelta dei materiali a forte valenza simbolica, per l’unione di bronzo e acciaio corten, ma soprattutto per la particolarità stilistica.

Da una parte si supera l’arte informale e concettuale dell’età contemporanea che spesso trasforma o annulla la figura umana senza suscitare emozioni, dall’altra si modifica quella tradizionale per non cadere nella staticità e nel formalismo tipico della scultura italiana del primo cinquantennio del secolo scorso con poche eccezioni tra cui quelle di due grandi come Francesco Messina, Arturo Martini e Giacomo Manzù non a caso i più apprezzati dall’autore.

Veniamo ora alla descrizione analitica del monumento dedicato ai vigili del fuoco:

il gruppo scultoreo è suddiviso in una parte frontale ad altorilievo in cui spiccano le due figure umane realizzate in bronzo con la tecnica della fusione “a cera persa “ e le macerie in acciaio e in due parti laterali in bassorilievo che sono lavorate e cesellate anch’esse in corten .La struttura inclinata verso terra con sezione triangolare è stata montata lungo il lato frontale della rampa in cemento.
In conclusione il gruppo scultoreo monumentale si inserisce nel contesto architettonico della caserma e con la rampa espositiva diventa un sito interattivo al variare delle funzioni.

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La Genesi di Fontechiara – Issime (AO)

Installazione scultorea realizzata in seguito al concorso indetto dal Comune di Issime (AO) per opera d’arte da destinare allo spazio antistante la scuola materna “Z’Lansch House”

Ho tratto ispirazione dalla pubblicazione di J.J. Christillin “Légendes et récits recueillis sur les bords du Lys” e in particolare dalla legenda di Fata di Pirubeck nei pressi di Issime. Ho progettato e realizzato un complesso scultoreo in bronzo e acciaio corten.

La fata è la figura bronzea centrale della composizione. Allunga il braccio destro e conficca un’asta nella struttura portante in acciaio simboleggiando il momento magico della nascita della sorgente.

La scultura oltre a riproporre la dinamica del racconto rimanda attraverso la propria morfologia al contesto geografico di Issime .

La struttura portante è la stilizzazione della conformazione rocciosa della valle. Lo sviluppo della parte interna lavorata rappresenta l’evoluzione a cascata dell’acqua sorgiva che “zampilla” al di fuori della composizione. Frontalmente si individua la sagoma della lettere W come iniziale di Walser.

La figura indirizza la sua azione in un punto mediano della struttura in acciaio. Da cui si dirama una raggiera lucente ottenuta dalla vibrazione plastica delle parti rastremate nel metallo; sembra quasi aprire, sezionare la materia scomponendola come in una fusione.

La cascata ottenuta dal cesello nel acciaio scorre verso l’estremità del basamento e rovesciandosi appare come se il tempo l’avesse cristallizzata insieme ai sui zampilli e spruzzi ricordando agli osservatori e soprattutto ai piccoli studenti l’importanza del mito e della fantasia per contribuire a tramandare la propria cultura etnica.

la genesi di fontechiara icona

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