falconara 100 anni dopo lo scoppio

Falconara, 100 anni dopo il tragico scoppio

Ieri in una piazza Brusacà gremita di autorità e cittadini, la cerimonia di commemorazione dell’incendio che devastò la polveriera

SAN TERENZO
Momenti di commozione, a San Terenzo, ieri mercoledì 28 settembre, giorno del centesimo anniversario della tragedia dello scoppio di Falconara. In una Piazza Brusacà gremita di autorità civili, militari, religiose, Protezione civile, Pubblica assistenza, volontari e tanta gente comune, si è svolta la cerimonia di commemorazione del luttuoso evento. Cerimonia durante la quale è stata scoperta e presentata la statua, commissionata
dall’amministrazione, attraverso un concorso di idee vinto dall’artista pavese Antonio de Paoli. Statua denominata ’La metamorfosi della Fenice’ che è stata collocata sul lungomare del borgo.

 

MEMORIA
Scoperta la statua realizzata dall’artista Antonio De Paoli Mostra a cielo aperto e annullo filatelico di Poste italiane

In contemporanea, attraverso un breve cerimoniale curato da Poste Italiane, è stato annullato il francobollo disegnato ancora una volta dall’artista De Paoli che ha consegnato ad eterna memoria l’evento. Ad aprire la
mattinata è stato il vescovo Luigi Ernesto Palletti con la celebrazione di una messa. Presenti la giunta lericina capeggiata dal sindaco Leonardo Paoletti, il capo del dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabrizio
Curcio e, come detto, tantissime massime autorità regionali e provinciali oltre che ad alcune classi dell’Istituto comprensivo lericino. A contorno degli appuntamenti, una mostra fotografica a cielo aperto, che raccoglie gli scatti dell’epoca, allestita sul lungomare che collega i giardini pubblici di Lerici a piazza Brusacà a San Terenzo.
«Oggi riviviamo con maggiore intensità – ha detto il sindaco Paoletti a contorno degli eventi – un momento drammatico che ha segnato la vita della nostra comunità e che in ogni caso rappresenta per tutti i santerenzini
un retaggio che ha condizionato la storia della popolazione e del borgo. Ci tenevo particolarmente a ricordare questa ricorrenza, fondamentale per la memoria della comunità santerenzina, ma di tutto il territorio comunale e nazionale, con una serie di iniziative che lasceranno un ricordo indelebile da consegnare alle generazioni future».

A sinistra il taglio del nastro per l’inaugurazione del parco di Falconara, così come consegnato alla comunità dopo il restyling voluto e realizzato dall’amministrazione comunale. Sopra, la cerimonia per la scopertura della nuova statua in piazza Brusacà a San Terenzo. Sotto, il paese sventrato dallo scoppio della polveriera nel 1922

Nei giorni a seguire sono previsti altri eventi curati dalla Pro Loco del Golfo, dalla Pro Loco di Pitelli e dalla Cooperativa Primo Maggio. Oggi giovedì in piazza Brusacà a San Terenzo, la conferenza «Batteria di Falconara: dalla difesa del Golfo alla sua esplosione« curata dalla Pro Loco del Golfo e dallo storico Riccardo
Bonvicini (in caso di pioggia l’evento si svolgerà in sala consiliare). Sabato 1 ottobre, la camminata sulla rete sentieristica
«Dal forte perduto al forte ritrovato, passeggiata sui sentieri dello scoppio» organizzata dalla Pro Loco di Pitelli con partenza dal parco di Falconara alle ore 14.30; domenica 2 ottobre
«I luoghi raccontano: lo scoppio di Falconara» una visita tematica con partenza dalla marina di San Terenzo alle 9.30 organizzata dalla Cooperativa Primo Maggio e infine, lunedì 3, la conferenza «Le fortificazioni del Comune di Lerici« in sala consiliare alle 17.30 sempre curata dalla Pro Loco del Golfo. Nel corso delle iniziative, i cittadini potranno offrire il loro sostegno alla centenaria Pubblica Assistenza di Lerici, acquistando un cofanetto composto di tre ristampe di testi inerenti la tragedia dello Scoppio scritti da autori locali.

di Euro Sassarini

Fonte: La Nazione – Provincia – Golfo – Val di Vara – Riviera – Cinque Terre

GIOVEDÌ — 29 SETTEMBRE 2022

metamorfosi

Antonio De Paoli spiega la sua “La metamorfosi della Fenice”

La Statua è stata realizzata dall’artista per la commemorare lo scoppio di Falconara dopo aver vinto un concorso di idee indetto dal Comune di Lerici.

Questa mattina in occasione della cerimonia di commemorazione del centesimo anniversario dello scoppio di Falconara, abbiamo incontrato Antonio De Paoli, l’artista che ha realizzato la statua de “La metamorfosi della Fenice” che resterà sul lungo mare di San Terenzo a memoria perenne dello Scoppio di Falconara.

“Rinascere dalle ceneri e non fermarsi nella trasformazione. La natura e l’uomo, come questa Fenice, continuano la loro evoluzione verso la prosperità e il benessere riconquistando e modificando i propri spazi, facendosi tesoro del passato e guardando al futuro”. Così recita la targa affissa ai piedi della statua.

De Paoli ha spiegato da dove è nata l’ispirazione che ha portato alla creazione della statua e che cosa questa vuole rappresentare.

“Sono uno scultore che si occupa prevalentemente di monumenti e opere pubbliche. In questo caso il monumento da realizzare aveva un significato importante e significativo in quanto bisognava ricordare una tragedia avvenuta cento anni fa che però diede un esempio di rinascita. Io fui proprio colpito da questo, dalla rinascita e dalla reazione della comunità che non solo in poco tempo rimise in piedi il paese ma che trasformò anche l’area occupata dal forte, in un parco, in un’area non più solo riservata alle forze armate, ma a tutti i cittadini. E’ rinata la natura, c’è il campo sportivo, le persone, i turisti, insomma nuova vita.

Quando seppi del Concorso indetto dal Comune di Lerici, feci un sopralluogo, vidi il luogo, San Terenzo lo conoscevo, ma non sapevo di questo evento storico. Quando fui informato di questo concorso feci un sopralluogo, talvolta agli artisti capitano eventi particolari, quasi delle illuminazioni. Vidi il volo di un gabbiano particolarmente grande che sorvolò proprio l’area intorno al promontorio di Falconara. La immagazzinai nel mio inconscio. Tornai a casa e mi misi a disegnare e quando nel mio studio pensai alla rinascita, immediatamente feci il collegamento a quell’immagine del gabbiano, così mi venne in mente di rappresentare la Fenice, simbolo di rinascita e di resurrezione e di ciclicità della vita, dalla morte alla vita stessa.

Sono uno scultore che spesso commemora fatti storici, ho appena inaugurato un monumento a San Francesco D’Assisi in un luogo dove il Santo predicò agli uccelli.

Di solito tratto la figura umana, metto l’uomo al centro di tutte le mie composizioni, non solo per dare un significato diretto a colui che osserva. Le mie opere non sono astrazioni, voglio trattare la materia e cercare di farla leggere il più possibile a chiunque, perché l’arte è un linguaggio universale. In questo momento rappresento una nicchia, la celebrazione è storica ma l’arte serve per ricordare la storia.

Quando penso allo scoppio della polveriera, penso alla reazione, a quello che c’è stato dopo. Creare un’opera d’arte vuol dire concretizzare il concetto attraverso la materia. Il mio pensiero è stato quello di concentrarmi sulla rinascita che in pochi anni è diventata reale, immediata e cosa meglio rappresenta la rinascita? Ho pensato alla Fenice. Il ricordo di quel gabbiano, di quel volo che mi colpi particolarmente, lo realizzai con schizzi e pensai ad una metamorfosi della Fenice. In questo caso non c’è una figura umana, ma una creazione nata dall’uomo che in qualche modo diventa natura.

Un’ala della fenice diventa un albero, simbolo di vita e rinascita, per guardare a qualcosa di ciclico, naturale, la morte, la nascita e il ritorno.

Vedrete questa ciclicità nella sagoma che quasi riprende il punto e si evolve verso l’alto, come se sorgesse da terra e proseguisse il suo movimento ascensionale, sottolineato anche dalla verticalità centrale della struttura, per poi esplodere, ricordando quello che è successo, come una deflagrazione che si sviluppa in senso positivo. Quasi un ritorno in vita per poi rialzarsi di nuovo. Quindi la ciclicità della natura e del creato. L’opera è rivolta verso il colle di Falconara dove ora c’è il parco fruibile al pubblico, è rinato un nuovo contesto”.

Sulla tecnica di realizzazione dell’opera, De Paoli ha aggiunto: “Ho realizzato l’opera con la tecnica del bronzo a cera persa. Sono partito da un modello in scala reale in polistirolo rivestito di plastilina che poi ho consegnato alla fonderia artistica Fratelli Fabbris di Verona, ho poi ritoccato le cere, ho cesellato l’opera in bronzo e infine è stato eseguito il montaggio finale sotto la supervisione dell’Ingegnere De Amici di Pavia che ha curato la statica”.

di Anna Mori

Fonte: La Gazzetta della Spezia del 28/09/2022

La metamorfosi della Fenice

La scultura monumentale di Antonio De Paoli scelta per caratterizzare il francobollo dedicato al centenario dello scoppio alla polveriera di Falconara (Lerici, La Spezia)

La scultura monumentale “Metamorfosi della fenice” (il concetto alla base è legato ai cicli di morte e rinascita naturali ed evolutivi), di Antonio De Paoli, destinata a rammentare il disastro. È quanto propongono il francobollo e l’annullo fdc odierni dedicati ai cent’anni trascorsi da quando scoppiò la polveriera di Falconara (Lerici, La Spezia). Il dentello, dovuto allo stesso artista, è autoadesivo, stampato in trecentomila esemplari utilizzando fogli da quarantacinque. Dal punto di vista tariffario è un “B”, quindi costa 1,20 euro e consente di spedire, ad esempio, una cartolina o una lettera ordinaria di primo porto in regime domestico. Il manuale è disponibile presso l’ufficio postale San Terenzo; si trova in viale della Vittoria 4/b a Lerici.

La compilazione del bollettino collegato è stata affidata al sindaco, Leonardo Paoletti. Il quale evoca quella notte del 28 settembre 1922, quando la comunità locale “fu colpita da una tragedia destinata a segnare la sua storia, imprimendo un ricordo indelebile”. Alle 2.58 un fulmine colpì il forte militare in cui erano stivate 1.500 tonnellate di esplosivo. La deflagrazione fece saltare in aria il complesso e l’onda d’urto si propagò per un raggio di diversi chilometri, devastando uliveti, scoperchiando tetti, causando 143 morti e oltre 800 feriti. I danni risultarono incalcolabili. “La macchina dei soccorsi e della solidarietà fu talmente tempestiva e organizzata che l’episodio si può annoverare tra le primissime forme di protezione civile”.

Fonte: Vaccari News

francobollo di falconara

Un santuario a cielo aperto

Pianarca di Cannara Luogo della Predica agli Uccelli

ARTE ARCHITETTURA AD ASSISI IERI E DOMANI

Il verde definisce il perimetro (le pareti per l’esattezza), mentre il cielo rappresenta il soffitto: questi gli elementi architettonici del santuario a cielo aperto di Piandarca a Cannara, luogo della predica agli uccelli di San Francesco.

L’architetto Franco Purini scriveva che esiste una differenza sottile e determinante tra la definizione dei concetti di origine e inizio, anche se spesso vengono intesi come sinonimi: la parola origine riguarda il momento in cui si forma nella nostra mente un’idea, la prima fase di un’intuizione; la parola inizio invece significa cominciare un percorso.

Il cammino che ha portato alla valorizzazione di Piandarca è stato un percorso lungo e ben organizzato, guidato dall’amministrazione Comunale e dal comitato Piandarca che insieme hanno creduto in un’idea trasformandola appunto in un progetto: nel 2017 il comitato per la difesa e per la valorizzazione di Piandarca ha bandito un concorso internazionale per la realizzazione di una statua e un altare dedicati a San Francesco e alla predica agli uccelli: sono stati più di sessanta gli artisti che da tutto il mondo hanno partecipato al concorso, ma a vincere è stato Antonio De Paoli, artista pavese con spiccata sensibilità e pregevole concezione dell’ambiente.

Il progetto prevede ancora la realizzazione di un altare che, insieme alla statua, andranno a definire il santuario a cielo aperto tanto a cuore alla comunità di Cannara e delle zone limitrofe: pochi anni fa infatti fu lanciata una campagna di beneficenza per la realizzazione di queste opere che ha portato ad oggi una cifra di circa 34.000 €.

Il 12 Giugno 2022 finalmente è stata svelata la statua di San Francesco in un contesto suggestivo e partecipato: una giornata storica e di grande festa.

Ma ora concentriamoci sull’opera di De Paoli: un San Francesco in bronzo intento a raggiungere un contatto fisico con un uccello in volo mentre un altro gli sfiora la veste.

Il Santo lo troviamo in punta di piedi, immerso nel vortice originato dalla “danza” con gli uccelli: è la semplicità a vincere sempre, purché valorizzata in tutte le sue contraddizioni e complessità.

Tanti altri sono stati i progetti e tante le associazioni coinvolte in questo grande progetto: tra queste troviamo anche il Fai che, candidando Piandarca come luogo del cuore, è riuscito ad ottenere ulteriori fondi per la valorizzazione di un percorso che congiunge il Bosco di San Francesco e Piandarca.

Nell’arte o nell’architettura si è sempre di fronte ad una scelta importante: ridurre al minimo il percorso progettuale e ottenere appieno l’essenza primordiale dell’idea (anche se senza struttura e quindi debole), o dare il via ad un processo lungo e faticoso che porta però ad una struttura solida e duratura. Potremmo dire in altre parole, a proposito di pennuti: meglio l’uovo oggi o la gallina domani? A Piandarca di certo hanno scelto gli uccelli domani.

LA CUSTODIA CHE RICHIEDE L’impegno ora sta nel portare a termine il percorso e mantenere in salute lo stato del luogo: un santuario all’aperto che racconta se stesso e il senso della comunità.

di Simone Menichelli

Fonte:

Il RUBINO Luglio-Agosto 2022

(il Dio) Giano con l’architetto Simone Menichelli

San Francesco di Antonio De Paoli

Il San Francesco di De Paoli inaugurato alle porte di Assisi

Il San Francesco di De Paoli inaugurato alle porte di Assisi

Cerimonia alla presenza dell’artista di Pavia nelle campagne di Piandarca È il luogo dove, secondo la tradizione, il santo povero predicava agli uccelli

Tra campi di grano e distese di girasoli, nella pianura silenziosa di Piandarca, comune non lontano da Assisi, il San Francesco in bronzo dello scultore pavese Antonio De Paoli alza le mani al cielo.

Il luogo dove il santo, 801 anni fa secondo i più antichi agiografi, tenne il famoso discorso agli uccelli diventerà presto un santuario all’aperto e sarà sempre De Paoli a realizzare anche l’altare in marmo di Carrara.

Andate e riempite il cielo di canti, titolo della scultura alta due metri, è stata inaugurata domenica all’imbrunire, alla presenza dell’artista (accompagnato nella trasferta umbra da Paolo Affronti e dal vice-sindaco di Corvino San Quirico Fabio Bruni ….) e delle massime autorità religiose (tra cui il ministro generale dell’Ordine francescano secolare Tibor Kauser e Fra’ Jorge Fernandez dell’Ordine dei frati minori conventuali del Sacro convento di Assisi), militari e civili (la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, il sindaco di Assisi, Stefania Proietti, e ovviamente quello di Cannara, Fabrizio Gareggia).

Cinquecento persone hanno assistito allo svelamento della scultura forgiata nel suo studio-atelier di Corvino San Quirico.

«E’ stato un momento emozionante, San Francesco unisce cielo e terra, ma soprattutto unisce le persone» commenta De Paoli appena rientrato da Assisi. «Quando ho fatto il sopralluogo, prima di vincere il concorso e mettermi all’opera –ha spiegato De Paoli durante la cerimonia di domenica –mi hanno ispirato la natura e il silenzio del posto. Ho dato l’anima per questo lavoro, certi uomini hanno la prerogativa di essere eterni, restano scolpiti per sempre, San Francesco rappresenta la figura più vicina a Cristo. Ho scelto di rappresentare il santo immerso in un volo d’uccello, non è una statua ma la scultura dell’azione che diventa significato stesso di quello che lui vuole esprimere, il contatto tra la terra e il cielo, l’abbraccio al Creato».

Promotore del progettò è il Comitato Piandarca impegnato nella conservazione del sito, inserito anche tra I luoghi del cuore del Fai. Piandarca si trova sulla vecchia strada che unisce Cannara a Bevagna. E incrocia anche i cammini dei pellegrini che da domenica potranno fermarsi in preghiera davanti alla statua di San Francesco.

L’opera è in bronzo, materiale amato dallo scultore pavese che l’ha utilizzato anche per i portali della chiesa di San Vittore a Casorate Primo e perla cappella di Montepico a Fortunago. Ma dal suo studio, sulle colline, non sono usciti solo lavori di arte sacra. Suo è il monumento dedicato a Giovanni Flash Parisi, campione mondiale Wbo, che svetta nel giardino di fronte alla palestra dell’Asd Boxe Voghera in via Kennedy. —

di M. GRAZIA PICCALUGA

Fonti: La Provincia Pavese del 15/06/2022

San Francesco di Antonio De Paoli a Piandarca

Installata la statua di San Francesco creata dall’artista pavese De Paoli

Raffigura il Fraticello di Assisi nella nota predica agli uccelli La si può ammirare nella località umbra di Piandarca

«Ora è lì, nel posto dove lo avevo immaginato nel 2017». L’artista pavese Antonio De Paoli, domenica ha materialmente svelato la sua scultura di San Francesco a Piandarca, località della predica agli uccelli nel comune di Cannara (Perugia).

Una cerimonia di svelamento iniziata da piazza San Francesco a Cannara con una processione che ha ripercorso i passi del Santo per arrivare all’appezzamento di terreno acquistato dalla parrocchia per la riscoperta e promozione del luogo mistico del celebre episodio narrato anche nei Fioretti.

Un evento al quale hanno partecipato anche la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, il sindaco di Assisi, Stefania Proietti, e ovviamente quello di Cannara, Fabrizio Gareggia, padre Rafael Normando (del Sacro convento di Assisi), il parroco di Cannara don Maurizio Saba e a delegati degli Ordini francescani.

Il presidente del Comitato Piandarca, Ottaviano Turrioni, ha concluso gli interventi che hanno preceduto lo svelamento da parte del maestro pavese, che ha ricordato il momento del suo sopralluogo sul posto prima di partecipare (poi vincendo) al concorso internazionale per la realizzazione della statua e dell’altare (quest’ultimo ancora da finanziare e realizzare).

«Quando feci il sopralluogo qui nel 2017 l’ispirazione mi arrivò immediatamente»

«Ebbi subito un’emozione in quest’ambiente – ricorda De Paoli – rapportato a quello che rappresenta, il luogo dove predicò agli uccelli. In quel momento volò proprio uno stormo di uccelli, proprio quando posai in questo luogo che non era come ora, era incolto. Ora è una basilica vera e propria, all’aperto, senza mura, il soffitto è il cielo. L’ispirazione fu immediata».

L’artista ammette la difficoltà nel cercare di rappresentare una figura come San Francesco. «Scelsi – spiega ancora De Paoli – di rappresentare l’azione, un avvenimento, tutto racchiuso in una movenza, in una materia che in qualche modo esprima, attraverso forme, un concetto unico: il ponte tra la terra e il cielo».

Ripercorrendo i passaggi della realizzazione dell’opera, ricorda l’artista: «creai un vortice, che accompagna la figura di san Francesco quasi in un volo simbolico».

di Stefano Zanette

Fonti: Il Giorno del 14/06/2022

San Francesco di Antonio De Paoli a Piandarca

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San Francesco di Antonio De Paoli a Piandarca

Piandarca, svelata la statua dello scultore Antonio De Paoli

Cannara, 13 giugno 2022 – Il sole nella campagna di Cannara è un bagliore di fuoco. Una vera e propria tempesta di aria torrida che non ferma però la gente accorsa a Paindarca dove, nel silenzio del paesaggio rurale, ieri è stata svelata la statua dello scultore Antonio De Paoli di Pavia.

Ha dedicato a San Francesco il bronzo che simboleggia la predica agli uccelli. Proprio a Piandarca, infatti, 801 anni fa secondo i più antichi agiografi della vita del Santo e secondo gli studiosi di ogni tempo, Francesco parlò a queste creature che chiamava fratelli.

Lo ha ricordato bene Ottavio Turrioni del Comitato Piandarca, il quale ha narrato le fonti di san Bonaventura, il Sindaco Fabrizio Gareggia, la presidente della Regione, Donatella Tesei, Stefania Proietti Sindaco di Assisi e Marco Squarta, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria. C’erano anchei il ministro generale dell’Ordine francescano secolare Tibor Kauser e Fra’ Jorge Fernández dell’Ordine dei frati minori conventuali del Sacro convento di Assisi.

“È un giorno storico, di grande festa – ha commentato il sindaco Gareggia –, un traguardo che difficilmente pensavamo di porter raggiungere, sono dieci anni che la cittadinanza cerca di preservare e valorizzare questo luogo, che testimonia come Cannara abbia una grande vocazione francescana. Questo santuario all’aperto vuole essere simbolo di pace, serenità, di riconciliazione con la natura”.

“Una giornata straordinariamente importante – ha commentato la presidente Tesei –. A parte la bellezza di quest’opera che mi ha affascinata, questi sono luoghi in cui san Francesco è passato e si è fermato. Vedere questo posto che rappresenta la vera identità della nostra regione fa sentire un sentimento di grande condivisione.

Questo progetto sta a cuore della Regione, sui cammini stiamo investendo molto per il valore della fede, ma anche per chi vuole conoscere il nostro patrimonio paesaggistico e culturale”.

La statua è stata realizzata grazie ad una raccolta fondi promossa da un apposito Comitato. Piandarca si trova sulla vecchia strada che unisce Cannara a Bevagna. C’è una lunga fila di querce e proprio in questa zona il poverello ha rivolto il suo sguardo e il suo pensiero a loro. C’è anche una pietra che ricorda l’evento, più volte spostata dai contadini e non solo.

Dal 1645 si svolge anche una processione che parte da Cannara e raggiunge la zona. Mentre attendiamo l’arrivo dei pellegrini, un signore ci racconta quando dieci anni fa fu bloccata l’installazione di oltre 4000 pannelli fotovoltaici che avrebbero dovuto occupare il prato di Piandarca. Si mossero tutti, anche la Soprintendenza e il Fai, contro il nuovo parco solare che guarda al Sacro Convento, non lontano dall’antico oratorio in cui nacque il Terz’Ordine francescano.

Il Comitato Piandarca esulta per quella “vittoria” e guarda avanti: vogliono costruire un santuario e fare della processione un appuntamento regionale per la lode lode a Dio e la bellezza del Creato. Noi crediamo nell’unità – ha aggiunto il sindaco Proietti – di un territorio che si ritrova negli stessi valori.

Un protocollo lega le terre francescane di Assisi e Cannara, siamo un’unica comunità nelle sfide per i fragili e per la riscoperta di una pagina francescana straordinaria, per noi è motivo di grande gioia. Il progetto del santuario a cielo aperto prevede anche una seconda fase con la realizzazione di un altare marmoreo, affidata sempre allo stesso artista“.

La statua è dello scultore De Paoli. E’ un’opera in bronzo a grandezza uomo ed è stata collocato nel sito che ricordava l’evento. Sono tutti entusiasti dell’opera, perché è come tutti l’avrebbero voluta. Raffigura il Santo che predica agli uccelli e fa parte di un progetto ambizioso che ha visto bandire un concorso di idee a livello internazionale. Adesso resta l’altare in pietra scolpita da collocare vicino al grande Tau, sopraelevato da terra, e formato da vegetazione erbacea spontanea.

Il Tau, rea­lizzato nel 2017, misura 40 m di lunghezza, 39 di larghezza, è orientato verso la basilica di San Francesco in Assisi. Di recente è stato anche dotato di una suggestiva illuminazione artistica.

di GILBERTO SCALABRINI

Fonti: Umbria Cronaca del 13/06/2022

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opera di Antonio De Paoli per il centennario dello Scoppio di Falconara

A breve la fusione in bronzo dell’opera per il centenario dello Scoppio di Falconara

Delegazione lericina ricevuta dallo scultore Antonio De Paoli.

E’ stata presentata ieri mattina al sindaco di Lerici, Leonardo Paoletti, l’opera creata dall’artista Antonio De Paoli per il centenario dello Scoppio di Falconara, tragico avvenimento che il 28 settembre 1922, per via dell’onda d’urto e della pioggia di massi seguiti allo scoppio della Santa Barbara, causò più di cento morti e mille feriti.

Ricevuti nel suo studio d’arte nell’Oltrepò Pavese dallo scultore e dal sindaco di Corvino San Quirico Michele Lanati, la delegazione lericina ha potuto osservare la scultura, denominata ‘Metamorfosi della Fenice’, in una prima versione in polistirolo e modellata nei dettagli con la plastilina.

A breve il passaggio in fonderia a Milano dove verrà realizzato un calco in cera e successivamente la fusione in bronzo.

“Ho cercato la dimensione armonica nella realizzazione dell’opera, volevo che la fenice si librasse dalla terra, dalle radici e che si confondesse con un albero che però non ho voluto identificare con uno in particolare. La proiezione verso il cielo, lo slancio verso l’alto, il dettaglio delle ali e delle foglie vivido e plastico, le radici dell’albero che spaccano con prepotenza il basamento da cui emergono, sono i dettagli su cui ho fatto più ricerca”, spiega Antonio De Paoli, che per la prima volta nel corso della sua carriera artistica non ha rappresentato soggetti umani.

“Abbiamo fatto centro! Un’opera davvero contestualizzata e significativa per testimoniare per sempre quello che il nostro territorio ha sofferto in occasione dello scoppio. Da allora sono passati cento anni, anni in cui la natura e l’umanità sono risorte dalle proprie ceneri per spiccare il volo verso il futuro”, commenta il sindaco Paoletti.

L’opera sarà posizionata nel Parco di Falconara in occasione delle celebrazioni per il centenario del tragico Scoppio.

Fonti: Città della Spezia del 09/06/2022

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in copertina bozzetto grafico dell’opera

San Francesco di Antonio De Paoli

È dell’Oltrepò lo scultore che fa rivivere san Francesco

È dell’Oltrepò lo scultore che fa rivivere san Francesco

Antonio De Paoli, l’artista con lo studio a Novellina di Corvino San Quirico, ha realizzato l’opera che ricorda il dialogo tra il santo e gli uccelli. 800 anni dopo, il 12 giugno, sarà collocata a Piandarca

Nella vita di san Francesco c’è un episodio “tra i più gentili e i più santi e i più significativi che la fede e la poesia degli uomini ricordino” (Vita Nova di San Francesco): quello nel quale predica agli uccelli. Grazie al famoso affresco di Giotto, dipinto tra il 1290 e il 1295 nella Basilica superiore di Assisi, il particolare momento è entrato a far parte dell’immaginario collettivo e della devozione popolare.

San Bonaventura da Bagnoregio, nella sua Leggenda Maggiore, scrive che “avvenne tra Cannara e Bevagna, nel luogo detto Pian dell’Arca” (Fonti Francescane, Padova, 2000). E proprio in quell’occasione si narra che il poverello di Assisi iniziò la sua predicazione nel 1221 (Fioretti, XVI). A distanza di 800 anni, il 12 giugno, la scena si ripeterà e san Francesco tornerà a essere presente in quel luogo, in aperta campagna.

Domenica prossima, infatti, sarà inaugurata una grande statua di san Francesco in bronzo, con “un’anima” tutta oltrepadana.

A idearla e a plasmarla è stato Antonio De Paoli che ha il suo studio immerso tra le colline del1’OItrepo, in frazione Novellina a Corvino San Quirico.

L’artista è uno scultore che ama l’arte e ogni forma di creatività. Dopo la laurea in Scenografia conseguita all’Accademia di Brera e l’esperienza di scenografo in Fininvest, la sua camera ha abbracciato architettura, pittura e scultura che sono diventate per lui un’unica forma d’espressione e nel corso degli anni ha ottenuto numerosi riscontri in un panorama sempre più ampio a livello nazionale.

Suoi capolavori presenti in zona sono le sculture in terracotta per l’eremo di S. Alberto di Butrio, le statue di san Luigi Versiglia e san Luigi Orione per la facciata della chiesa parrocchiale di Lungavilla, il monumento a don Francesco Remotti a Casalnoceto all’ingresso del Centro “Paolo VI” e, ancora, i monumenti dedicati alla memoria del vigile del fuoco vogherese Davide Achilli e a Giovanni Parisi, il pugile tragicamente scomparso.

La statua di san Francesco trova la sua origine nel Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2015 tra la città di Assisi, il Comune di Cannara, la Dio-cesi di Assisi e l’Ordine francescano secolare dell’Umbria, con la paternità morale del Sacro convento di Assisi.

Il progetto in questi anni ha portato alla realizzazione della pista ciclabile per collegare la Basilica di Assisi a Piandarca e di un grande “tau” realizzato attraverso un artistico baglio della vegetazione, ammirato da Papa Francesco mentre arrivava in elicottero nei luoghi francescani.

L’ultimo tassello è la scultura con basamento da porre proprio nel luogo esatto dove il santo predicò.

Per scegliere l’esecutore nel 2017 è stato bandito un concorso internazionale al quale hanno parteipato più di 40 artisti da tutto il mondo, con una commissione formata da rappresentanti del Sacro convento di Assisi, dell’Università e dell’Accademia delle belle arti di Perugia, del Comune e della Diocesi di Assisi e anche dell’Ordine francescano secolare.

Con parere unanime a vincere è stata l’idea dello scultore oltrepadano che prevedeva la statua in bronzo e l’altare in marmo. Entrambi non hanno basamenti ma poggiano su plinti realizzati sotto terra, per dare l’impressione di essere collocati direttamente sul terreno.

De Paoli ha spiegato che la figura l’ha immaginata come una sorta di collegamento tra la terra e il cielo, quasi in punta di piedi e con le braccia alzate, mentre per l’altare ha usato il concetto michelangiolesco della forma che fuoriesce dalla materia.

Il santo si presenta esile e con le braccia tese verso l’alto quasi ad accompagnare il volo di due allodole.

«L’intento — afferma — è rappresentare il momento della vita di Francesco in completa estasi nei confronti del creato e di Dio, dove anche le creature più piccole diventano un mezzo per comunicare con l’Assoluto e diffondere simbolicamente il messaggio evangelico nel mondo».

La “leggerezza” del movimento della statua l’ha contrapposta all’altare concepito come un monolite marmoreo dove altre figure abbozzate di uccelli sembrano liberarsi dalla materia.

Per realizzare il manufatto nel suo studio a Corvino, De Paoli è partito dal blocco di polistirolo ad alta densità, per modellare la scultura, poi ricoperta di plastilina.

L’opera ha subito i vari successivi passaggi in fonderia, a Verona, dove è stato creato lo stampo in terra refrattaria, la colata in cera che trasforma il negativo dello stampo in positivo e poi la colata del bronzo con la fusione nelle apposite fosse. Quindi è seguita la fase di ultimazione.

Ora tutto è pronto e san Francesco è giunto nella sua destinazione per ricordare a quanti passeranno di là il legame profondo tra le terra e il cielo.

De Paola è orgoglioso di essere riuscito a realizzare il santo patrono d’Italia «una delle figure più vicine all’esempio di Gesù», proprio nel contesto storico della pandemia che non solo ha rallentato i lavori, ma ha anche sconvolto le esistenze.

«Ora — afferma lo scultore — è come se la vita ricominciasse con la più alta preghiera a Cristo, con il desiderio di rispettare e amare la terra e le sue creature».

Domenica prossima, alle ore 17.30, dalla piazza del comune di Cannara partirà la processione verso la località di Piandarca e dopo gli interventi del sindaco del paese, di quello di Assisi, del presidente della Regione Umbria, del ministro generale dell’Ordine Francescano Secolare e dei rappresentanti della Diocesi e del Sacro Convento di Assisi, Antonio De Paoli presenterà la statua che sarà benedetta, prima della celebrazione della Santa Messa.

Di Daniela Catalano

Fonti: Il Popolo del 9/06/2022

S.Francesco di Antonio De Paoli

Il “S.Francesco” dell’artista pavese De Paoli a Piandarca

A giugno la posa dell’opera d’arte nell’area dove il Santo predicò agli uccelli

Il “S.Francesco” dell’artista pavese De Paoli a Piandarca

Entrare nel laboratorio alla frazione La Novellina di Corvino San Quirico e scoprire l’estasi. Quella di San Francesco, scolpita dallo scultore pavese Antonio De Paoli. Si avvicina molto alla sindrome di Stendhal la sensazione di rapimento di fronte a questa figura che abbraccia il creato, in uno slancio tra terra e cielo.

Mercoledì 23 marzo una delegazione umbra ha visitato il ‘quartier generale’ dell’artista De Paoli in vista del prossimo 12 giugno, data in cui la statua, fusa in bronzo, verrà posta a Piandarca di Cannara, a suggellare la vittoria di De Paoli nel concorso internazionale di cui parliamo nel box sottostante.

De Paoli ha mostrato l’opera ancora in divenire al sindaco di Cannara Fabrizio Gareggia, al coordinatore del Comitato committente Ottaviano Turrioni, ai collaboratori del ‘progetto Piandarca’ Patrizia Sensi, Francesco Raspa e Giuseppe Tranquilli ed anche al vicesindaco di Corvino San Quirico Fabio Bruni.

“Rispetto all’iconografia classica di S. Francesco” spiega Antonio De Paoli, “quest’opera è ‘sospesa’ in punta di piedi e sembra stia per prendere il volo insieme agli uccelli. Francesco è invaso dalla luce di Dio, ho lavorato parecchio sul volto rimodellandolo di continuo perché volevo tratti fisiognomici non ben definiti. La veste è molto materica, ma orientata a diventare puro spirito: l’ascensionalità era il mio obiettivo primario. Francesco, dunque, non ha le mani giunte, è uomo che ha un contatto privilegiato con Dio”.

L’opera è davvero ‘vibrante’ ed ha coinvolto quasi ‘visceralmente’ De Paoli nel processo creativo. “E’ stata una realizzazione durata più di due mesi e mi ha coinvolto emotivamente e spiritualmente più di qualsiasi altra mia opera. Tanto che fatico a separarmi dalla statua ora che deve partire per la fonderia”.

Alta 2,40 metri, scolpita da un blocco unico di polistirolo ad alta densità, rivestita con plastilina diventerà bron

zo dopo il processo di fusione a cera persa (in un laboratorio di Verona, dove verrà realizzato uno stampo con terra refrattaria, una colata in cera e una successiva colata in bronzo).

S.Francesco sarà installato su un perno interrato, ma comunque rimarrà elevato per mantenere il giusto distacco da terra. In un momento così drammatico per le vicende internazionali l’armonia e il messaggio di pace che scaturiscono da questa opera ci spingono a pensare al bello e all’immortale messaggio di pace dell’arte.

Complimenti al maestro De Paoli. Con la sua vittoria al concorso e con il legame tessuto con la comunità di Cannara ha contribuito a creare un gemellaggio tra il nostro territorio e la terra del Santo di Assisi.

Lo scultore pavese Antonio De

Paoli accanto alla sua realizzazione nel laboratorio di Corvino San Quirico

L’opera sarà collocata accanto al grande ʻTau’

L’ “Estasi di S.Francesco” dello scultore pavese Antonio De Paoli ha una genesi lontana. Nel 2017 De Paoli ha vinto il concorso internazionale (al quale hanno partecipato circa 200 artisti) istituito dalla parrocchia di Cannara e sostenuto dall’Ordine Francescano. Dopo anni tormentati e ritardi dovuti alla difficoltà di reperire finanziamenti e, ovviamente, alla pandemia, ora è tutto pronto per l’installazione.

L’opera verrà collocata nel luogo mistico della predicazione agli uccelli di S.Francesco, Piandarca di Cannara. Piandarca custodisce da secoli il messaggio francescano di armonia con il Creato. Per ricordare l’evento è stato realizzato un grande Tau naturale (nella foto), illuminato di notte per tutto il perimetro da luci speciali a led. S. Francesco rappresenta un ulteriore tassello nella straordinaria produzione di De Paoli che ha vinto decine di concorsi.

Sono suoi il monumento a Voghera in ricordo del pugile Giovanni Parisi, il monumento della nuova caserma dei Vigili del fuoco di Lodi, quello davanti alla sede della Guardia Costiera di Livorno, oltre a numerose opere sacre ed anche alcuni port

ali di chiese (come ad esempio quella di Casorate Primo).

di Matteo Ranzini

Fonti: IL TICINO 1 APRILE 2022